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Il backup del sito: cosa devi avere prima che serva

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Il backup del sito: cosa devi avere prima che serva

Nessuno pensa al backup finché non serve. E quando serve — un aggiornamento che rompe il sito, un plugin che cancella mezza pagina, un accesso non autorizzato, un errore di chi ci ha messo le mani — non c’è tempo per scoprire che la copia era incompleta, vecchia di tre settimane o sullo stesso disco che si è appena rotto.

Questa è la lista di cosa deve esserci prima.

Un backup è due cose, non una

Un sito WordPress vive in due posti diversi.

Da una parte i file: le immagini e i documenti che hai caricato, il tema, i plugin. Sono cartelle sul server.

Dall’altra il database: pagine, articoli, categorie, commenti, utenti, le impostazioni di ogni plugin e — se vendi online — ordini e clienti. Il testo che leggi sulla home page non sta in un file: è una riga di database.

Un backup dei soli file ti restituisce un sito vuoto pieno di immagini. Un backup del solo database ti restituisce un sito con tutti i testi e nessuna foto. Servono entrambi, e dello stesso momento.

“Ci pensa l’hosting” è una risposta a metà

Quasi tutti gli hosting fanno backup. Il punto è cosa succede quando li chiedi. Tre domande da fare al tuo, per iscritto:

  • Quanto indietro arrivano? Sette giorni? Trenta? Solo l’ultima notte?
  • Posso scaricarli da solo? Oppure devo aprire un ticket e aspettare un supporto che magari lavora su un altro fuso orario?
  • Il ripristino è incluso o si paga? Alcuni provider lo fanno gratis, altri lo trattano come un intervento a pagamento.

Se le risposte non ti convincono non serve cambiare hosting: serve una seconda copia tua, che non dipenda da loro.

Ogni quanto

La domanda giusta non è “ogni quanto si fa un backup”, ma “quanto lavoro sono disposto a rifare a mano”.

  • Sito vetrina che cambia poche volte all’anno: settimanale è già abbondante.
  • Blog o sito con notizie aggiornate spesso: giornaliero.
  • E-commerce o prenotazioni online: giornaliero come minimo, e il database più spesso. Un ordine perso non si “riscrive”: è un cliente che ha pagato e non risulta.

Quanto storico tenere

Qui si sbaglia più spesso. Molti backup automatici conservano solo l’ultima copia: ogni notte sovrascrivono quella del giorno prima.

Il problema è che i guai non si notano tutti lo stesso giorno. Una pagina cancellata per sbaglio, un plugin che ha corrotto dei dati, un accesso non autorizzato: te ne accorgi dopo tre giorni, a volte dopo due settimane. Se hai solo la copia di stanotte, quella copia contiene già il problema. Hai un backup e non ti serve a niente.

Una regola che funziona senza complicarsi la vita: gli ultimi sette giorni, più una copia mensile messa da parte per qualche mese.

Dove tenerlo

Non sulla stessa macchina che sta salvando.

Se il backup è in una cartella del sito, sparisce insieme al sito: server compromesso, disco guasto, account sospeso per una fattura non pagata. Tre cose diverse che finiscono allo stesso modo.

Il principio classico è la regola 3-2-1: tre copie del dato, su due supporti diversi, di cui una fuori sede. Tradotta per un sito: quella che vive online, quella dell’hosting e una terza su uno spazio esterno — Google Drive, Dropbox, uno storage S3, anche un disco in ufficio. I plugin di backup per WordPress sanno spedirla lì da soli, una volta configurati.

E un dettaglio che sembra banale: a quello spazio esterno deve avere accesso più di una persona. Se le uniche credenziali sono di chi ha configurato tutto e quel giorno non è raggiungibile, il backup c’è ma non si apre.

La parte che salta sempre: provare a ripristinarlo

Un backup che non è mai stato ripristinato non è un backup: è un’ipotesi.

Le copie che non si riaprono sono più comuni di quanto sembri — un file troncato perché l’esportazione andava in timeout, un database salvato a metà, un archivio che contiene le cartelle giuste tranne quella degli upload. Nessuno se ne accorge, perché il processo automatico scrive “completato” e lì finisce il controllo.

Il test si fa una volta, e poi una volta all’anno:

  1. Prendi il backup più recente e ripristinalo da un’altra parte: un sottodominio di prova, uno spazio di staging, una copia locale. Mai sopra il sito vivo.
  2. Apri la home page, poi due o tre pagine interne.
  3. Entra nell’area di amministrazione con le tue credenziali.
  4. Controlla l’ultimo contenuto pubblicato e — se vendi — l’ultimo ordine.

Se tutti e quattro i passaggi funzionano, il backup è vero. Se qualcosa manca, l’hai scoperto in un giorno tranquillo invece che nel giorno peggiore. Segnati anche quanto tempo ci hai messo: quello è il tempo reale di ripristino del tuo sito, ed è un numero che è meglio conoscere prima.

In pratica

Cinque cose da verificare sul tuo sito, oggi:

  • il backup comprende file e database;
  • viene fatto con la frequenza con cui il sito cambia davvero;
  • ne esiste una copia fuori dal server;
  • si conserva almeno una settimana di storico;
  • è stato ripristinato almeno una volta, da qualcuno, per prova.

Se anche su una sola di queste la risposta è “non lo so”, vale la pena scoprirlo adesso. Il costo di un backup fatto bene è qualche euro al mese e mezz’ora di configurazione. Il costo di non averlo è rifare il sito da zero, con i contenuti recuperati da Google e dalle vecchie mail.

Se vuoi che diamo un’occhiata a come è messo il tuo, scrivici.