Il dominio è davvero tuo? Come controllarlo in cinque minuti

Il sito si rifà. Le email si spostano. Il dominio no: quello resta, ed è l’unica cosa che non puoi
ricostruire da zero se qualcuno decide di non dartelo. Capita più spesso di quanto sembri —
l’agenzia che ha fatto il sito dieci anni fa ha registrato il dominio a proprio nome, nessuno ci ha
mai fatto caso, e il problema salta fuori il giorno in cui vuoi cambiare fornitore.
Non serve un tecnico per controllare. Servono cinque minuti e tre informazioni.
1. Chi risulta intestatario
L’intestatario — il registrante — è il proprietario del dominio. Non chi lo ha registrato, non chi
lo paga: chi è scritto in quel campo.
Per un dominio .it si guarda sul Web Whois del Registro .it: scrivi
il nome del dominio senza www e vedi il nome del registrante, più i contatti amministrativo e
tecnico. Il Registro pubblica quell’associazione apposta, perché si sappia a chi fa capo un dominio.
Per un .com, un .net o gli altri domini generici si usa il
lookup di ICANN. Lì troverai spesso, al posto del nome, la scritta
REDACTED FOR PRIVACY: dal 21 agosto 2025 la
Registration Data Policy
di ICANN impone di oscurare i dati personali nei registri pubblici quando la legge lo richiede, e il
valore viene sostituito da un’indicazione che è stato rimosso. Non è un vicolo cieco: restano
visibili il registrar, la data di creazione, la data di scadenza e gli stati del dominio, che sono
poi le cose che servono. Il nome dell’intestatario, a quel punto, te lo deve dire per iscritto chi
gestisce il dominio.
Se il nome che leggi è quello dell’agenzia, del cugino che ti ha fatto il sito o di una società che
non esiste più, hai trovato il problema.
2. Registrar e scadenza
Il registrar è la società presso cui il dominio è registrato: Aruba, OVH, GoDaddy, Register e
così via. È l’unico posto dove il dominio si rinnova e si trasferisce. Se non sai quale sia, il whois
te lo dice.
La data di scadenza è l’altra riga da guardare. Un dominio scaduto non si perde all’istante: nei
domini generici il registrar può metterlo in redemptionPeriod, e ICANN descrive quello stato così —
“your registrar has asked the registry to delete your domain. Your domain will be held in this status
for 30 days”. Passati quei trenta giorni si entra in pendingDelete e il dominio viene cancellato
dal registro nel giro di pochi giorni; da lì lo può comprare chiunque. Recuperarlo durante la
redemption costa: è una procedura di ripristino, non un rinnovo.
Quindi la domanda pratica non è “quando scade” ma a quale indirizzo email arriva l’avviso di
scadenza. Se è una casella che non legge nessuno, la scadenza la scoprirai dal sito che smette di
funzionare.
3. Gli stati del dominio
Nel whois c’è una riga con uno o più codici di stato. Sono descritti nella pagina
EPP status codes di ICANN e
ne bastano quattro:
ok— nessuna operazione in sospeso, il dominio è normale.clientTransferProhibited— il registrar rifiuterà le richieste di trasferimento verso un altro
registrar. Non è un allarme: è il lucchetto che quasi tutti attivano di default contro i
trasferimenti non autorizzati. Va tolto quando serve spostarlo, e lo toglie chi ha accesso al
pannello.clientHold— il dominio non viene attivato nel DNS e non risolve. Se il sito è offline e vedi
questo, il problema non è il server.redemptionPeriod/pendingDelete— sei in ritardo. Il primo dà trenta giorni, il secondo quasi
nessuno.
4. Chi ha il codice authinfo
Per spostare un dominio serve un codice: authinfo per i .it, authorization code o codice
EPP per gli altri. Chi ha quel codice sposta il dominio, punto.
Per i .it il codice viene assegnato alla registrazione e il registrar deve comunicarlo al
registrante; se l’hai perso, lo si chiede a lui. Per i domini generici la
Transfer Policy
di ICANN è netta su due punti: il registrar deve fornire il codice al titolare “within five (5)
calendar days of the Registered Name Holder’s initial request” se non c’è un modo per generarlo da
soli, e “the Registered Name Holder is the only party that has the authority to approve or deny a
transfer request”. Il titolare, non chi gestisce il sito.
Due blocchi temporali da tenere a mente, dalla stessa policy: non si trasferisce un dominio nei 60
giorni dalla registrazione, e nemmeno nei 60 giorni successivi a un cambio di intestatario.
Sono i casi in cui “te lo sposto la settimana prossima” diventa onestamente impossibile.
5. Chi entra nel pannello DNS
Ultima cosa, e non è nel whois: chi ha le credenziali. Il pannello del registrar è dove si
cambiano i record DNS, cioè dove punta il sito e dove arrivano le email. Un intestatario corretto con
le credenziali in mano a qualcun altro è metà del controllo.
La domanda da fare è semplice: a quale email è intestato l’account presso il registrar, e chi la
legge? Se la risposta è l’indirizzo del fornitore, il fornitore può cambiare i DNS senza dirtelo — e
tu no.
Cosa chiedere, per iscritto
Se qualcun altro gestisce il tuo dominio, questa è la lista. Quattro righe in una email:
- A chi è intestato il dominio, esattamente come risulta nel registro.
- Presso quale registrar è registrato e quando scade.
- Le credenziali dell’account, o l’apertura di un account a mio nome con il dominio trasferito dentro.
- Il codice authinfo.
Un fornitore serio risponde in un giorno. Se la risposta tarda, se diventa vaga o se ti viene detto
che “è più comodo così”, quello è il momento di sistemare la cosa — non fra due anni, quando dovrai
rifare il sito.
Se il dominio è intestato a qualcun altro
Non è necessariamente malafede: dieci anni fa si registrava il dominio con l’account dell’agenzia
perché era il modo più veloce di partire, e nessuno pensava a chi sarebbe stato il proprietario. Si
sistema con un cambio di registrante, che è un’operazione prevista e la fa il registrar.
Per i .it, il Registro spiega la procedura nella pagina
Change a .it (in inglese): serve l’authinfo, e se il
registrar non risponde ci sono moduli da mandare direttamente al Registro per correggere i dati del
registrante. Attenzione a un limite dichiarato: per quella via i dati si correggono, ma il soggetto
assegnatario non si cambia — per passare il dominio a un’altra persona o a un’altra società serve il
registrar.
Cinque minuti adesso, o una trattativa quando avrai fretta. Scrivici se vuoi che
guardiamo insieme cosa dice il whois del tuo dominio: è una risposta, non un preventivo.
