La scheda Google della tua attività: perché conta quanto il sito

Pensa a come cerchi tu un ristorante, un idraulico o un dentista in una zona che non conosci. Scrivi il nome o il tipo di attività su Google, guardi la scheda che compare a destra o sulla mappa, controlli se è aperto e chiami. Il sito, spesso, non lo apri nemmeno.
Quella scheda si chiama Profilo dell’attività su Google (Google Business Profile). Per un’attività locale è il primo biglietto da visita, e a differenza del sito non è del tutto tua: Google la mostra comunque, e altre persone possono proporre modifiche. Conviene sapere come funziona.
Cosa mostra la scheda
Nome, categoria, indirizzo (o zona servita), orari, telefono, sito web, foto, descrizione e recensioni. Tutti campi che chi gestisce il profilo può modificare. Due cose da sapere subito:
- Le modifiche non sono istantanee. Google lo dice chiaramente: rivede i cambiamenti prima di pubblicarli sul profilo. Se correggi un orario la sera prima di un giorno festivo, potresti non vederlo comparire in tempo.
- Anche gli altri possono intervenire. Chi trova un’informazione sbagliata su una scheda che non gestisce può suggerire una modifica. Se nessuno controlla il profilo, la versione che vedono i clienti può cambiare senza che tu lo sappia.
Chi ha le chiavi
È la parte che si trascura di più, e quella che crea più problemi. Un profilo può avere più proprietari ma un solo proprietario principale. Poi ci sono i gestori, che hanno quasi gli stessi poteri dei proprietari, con un’eccezione: non possono aggiungere o rimuovere utenti, né eliminare il profilo. Solo i proprietari possono cambiare i ruoli degli altri.
La situazione tipica che vediamo: la scheda l’ha creata anni fa un ex dipendente, un nipote o l’agenzia di turno, con il proprio account. Oggi nessuno in azienda sa con che email si entra. Quando serve cambiare un orario o rispondere a una recensione, si scopre di non avere accesso.
Cosa fare:
- Il proprietario principale deve essere un account dell’attività, non di un collaboratore esterno. Chi ti aiuta (agenzia, consulente, noi compresi) dovrebbe essere gestore, non proprietario.
- Controlla chi c’è. Dal profilo, nelle impostazioni, la sezione su persone e accessi (“People and access” nell’interfaccia inglese) elenca proprietari e gestori. Chi non lavora più con te va tolto.
- Aggiungi le persone per nome, una per una. Google non permette di aggiungere un Gruppo Google come proprietario o gestore.
- Non lasciarlo all’ultimo momento. Chi diventa proprietario o gestore deve aspettare 7 giorni prima di poter fare alcune operazioni: eliminare il profilo, rimuovere altri utenti, trasferire la proprietà principale. Un passaggio di consegne va fatto con calma, non il giorno in cui il fornitore se ne va.
Orari: quelli veri, sempre
Le linee guida di Google chiedono gli orari di apertura regolari, quelli in cui il cliente può davvero venire. Sembra ovvio, ma è il dato che invecchia più in fretta.
- Orari speciali per i giorni in cui cambia qualcosa per poco tempo: festivi, eventi, una chiusura breve. Valgono per chiusure fino a 6 giorni di fila. Perché compaiano, gli orari principali devono essere impostati come aperti con orario principale (“Open with main hours” nell’interfaccia inglese).
- Chiusura temporanea se resti chiuso 7 giorni o più, o per un periodo che non sai quanto durerà. Le attività stagionali, molto comuni qui alle Canarie, fanno lo stesso: orari regolari in stagione, chiusura temporanea fuori stagione.
- Conferma i festivi anche se l’orario non cambia: è un consiglio della stessa Google. Pensa a quanti festivi ci sono tra calendario nazionale, regionale e locale, e a quanti clienti arrivano proprio quei giorni.
Un cliente che trova la porta chiusa con la scheda che diceva “aperto” non ti perdona facilmente. E spesso lo scrive in una recensione.
La categoria giusta
La categoria dice a Google che cosa fai. Il primo campo è la categoria principale, poi puoi aggiungerne fino a 9. Le linee guida dicono di sceglierne il minor numero possibile per descrivere il cuore dell’attività, e di sceglierle il più specifiche possibile, purché rappresentino davvero quello che fai. Se una categoria precisa non esiste, se ne sceglie una più generale.
Tradotto: un’osteria non è anche “bar”, “catering”, “enoteca” e “sala eventi” solo perché ogni tanto fa queste cose. Meglio una categoria principale giusta che dieci approssimative.
Stesso discorso per il nome: deve essere quello reale dell’attività, quello sull’insegna. Aggiungere parole che non fanno parte del nome non è permesso dalle regole di Google.
Recensioni: rispondi, ma da verificato
Per rispondere alle recensioni l’attività deve essere verificata. La risposta passa da un controllo di Google, di solito pochi minuti, a volte fino a 30 giorni. Se viene approvata compare pubblicamente sotto la recensione, e chi l’ha scritta riceve una notifica.
La risposta la leggono soprattutto i clienti futuri, non solo chi ha scritto. Una risposta calma e concreta a una critica dice più di cinquanta stelle. Se una recensione viola le norme di Google la puoi segnalare; se semplicemente non ti piace, la cosa giusta è rispondere.
Cosa non aspettarti
Su questo Google è esplicita: non esiste un modo per chiedere o pagare un posizionamento migliore nei risultati locali. Chi ti vende “la prima posizione su Maps” ti sta vendendo qualcosa che Google stessa dice di non vendere.
Quello che Google dice è che i risultati locali dipendono soprattutto da quanto la scheda corrisponde a ciò che la persona cerca, da quanto è vicina e da quanto l’attività è conosciuta. E che le attività con informazioni complete e corrette hanno più probabilità di comparire. Non c’è un trucco: c’è una scheda tenuta in ordine.
E il sito?
Scheda e sito non sono alternative. La scheda porta la telefonata veloce di chi è già in zona; il sito spiega chi sei, cosa fai e perché sceglierti, a chi vuole capire prima di decidere. La scheda rimanda al sito, il sito conferma la scheda: stessi orari, stesso telefono, stesso indirizzo. Quando i due dicono cose diverse, il cliente non sa a chi credere.
Una verifica da fare oggi, cinque minuti: cerca la tua attività su Google dal telefono, come farebbe un cliente. Orari giusti? Telefono che squilla? Sai con quale account si entra?
Se la risposta a una di queste domande è “non lo so”, scrivici: partiamo da lì.
Fonti: Guida di Google Business Profile, in particolare le pagine su proprietari e gestori, linee guida per rappresentare l’attività, orari speciali, modifica del profilo, gestione delle recensioni e posizionamento locale (support.google.com/business).
